Numero 25, 28 Maggio 2003
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OLEK MINCER - A SHED, IL DEMONE DI TISHEVITZ


OLEK MINCER: “Fare teatro, essere un attore professionista: credo che tutto ciò dovrebbe essere inteso come un gioco serio e rigoroso, certo, ma come un gioco (del resto, non sono appunto ‘seri e rigorosi’ anche i giochi dei bambini?).
Ma per un attore di cultura yiddish, che si occupa di temi ebraici nel nostro presente, nel mondo del dopo Shoà, fare teatro è un anche un tentativo di tornare - o meglio di ritrovarsi dentro – a quel mondo così violentemente distrutto dalla furia nazista. Un tentativo forse sempre maldestro e condannato al fallimento, ma che finisce per venir sempre ripetuto, in una sorta di coazione a ripetere… Ho deciso di mettere in scena L’ultimo demone perché mi identifico con il protagonista. Anche recentemente, andando in Polonia, ho constatato che la mia infanzia è capitata nel momento più vuoto e oscuro della storia degli ebrei in Polonia,
[ ... ] "unico sopravvissuto, un demone, condannato a un esilio forzato dopo un fallito tentativo di corrompere un rabbino" [ ... ]
a parte il periodo della guerra. Fino al 1968 c’ erano in Polonia comunità ebraiche con scuole, giornali, attività. Poi con l’ultima emigrazione , in quell’anno, sono rimasti i ‘singoli’: così non ho potuto avere né amici, né colleghi ebrei perché mancavano punti di riferimento, centri di aggregazione per un ragazzo della mia età. Dal 1989 in Polonia è risorta la vita ebraica, ma io dal 1984 vivo in Italia. Il mio adattamento del racconto di Singer è pieno di canzoni che rievocano probabili abitanti dello shtetl distrutto (Tishevitz) ancora vivi nella testa dell’unico sopravvissuto, un demone, condannato a un esilio forzato dopo un fallito tentativo di corrompere un rabbino.
Quando potrebbe finalmente andarsene da quel luogo - dopo la distruzione del suo mondo- vi rimane per scelta, avvinghiato a un libro profano di racconti yiddish: proprio quello che è successo a I.B. Singer. La cosa più importante per me è stata la frase nel testo in yiddish “ebreo dimentica…”: mi ha fatto capire quanto l’elaborazione della memoria aiuti ad andare verso il futuro“ .

A Shed è realizzato grazie alla sovvenzione della European Association for Jewish Culture di Londra che ha definito il progetto di A SHED "uno dei migliori progetti teatrali europei da realizzare nella stagione 2003/2004".

Redazione 7Giorni.com
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