Numero 25, 28 Maggio 2003
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Teatro: in scena
A SHED, IL DEMONE DI TISHEVITZ


Libero adattamento del racconto "L'ultimo demone" di Isaac Bashevis Singer
di e con Olek Mincer

musiche dal vivo eseguite da: Massimo Coen (violino) e Gabriele Coen (clarinetto)
scene e costumi: Lillo Bartolono e Luisa Taravell
luci: Daniele Petroni
foto: Riccardo Bergamini
quando: giovedì 29 maggio alle ore 21,15
dove: casa delle culture/meta-teatro via San Crisogono 45 - Roma

prenotazione e info: 06 58333253 - 06 58157182
ingresso €12,00 - ridotto € 7,00 - tessera €1,00

Con il patrocinio di:
Istituto Polacco di Roma
Centro di Cultura Ebraica della Comunità Ebraica di Roma

Il 29 maggio debutta:A SHED, IL DEMONE DI TISHEVITZ, di e con Olek Mincer, libero adattamento del racconto "L'ultimo demone" Isaac Bashevis Singer, pensato come un monologo del protagonista, con inserti canori. Msiche dal vivo eseguite da Massimo Coen e Gabriele Coen. Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia del Metateatro, rimane in scena fino al 5 giugno.

Il racconto, uno dei più importanti e perfetti del Premio Nobel I.B. Singer, inserito nella raccolta Gimpel l’idiota, tratta degli eventi della Seconda Guerra Mondiale dal punto di vista di una creatura sovrannaturale, un demone. La vicenda,impregnata di elementi del mondo ebraico orientale, come sempre nei racconti di questo autore, ha allo stesso tempo valori così universali da essere tristemente attuale.
Diavoli, spiriti, angeli e fantasmi abitavano con noi,- così Erri De Luca nella presentazione dello spettacolo- erano la prova che non solo gli esseri umani hanno bisogno dell'invisibile, ma che esso era implicato con noi. Che fosse per invidia o per protezione l'aldilà si cura dei vivi. La narrativa e il teatro yiddish sono
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[ ... ] "Io, un demone, vi testimonio che non esistono più demoni. A che servono i demoni, se adesso l'uomo stesso è un demone? Perché persuadere al male chi è già pronto? Io sono, forse, l'ultimo della mia stirpe ( I.B. Singer ) " [ ... ]
frequentati da fantasmi. Il dibbùk, dal verbo ebraico "davàk" attaccare, "l'appiccicato addosso", lo spirito di un defunto che si artiglia a un vivo e lo governa. La creatura umana era attenta all'invisibile non per superstizione ma per sviluppo di centri nervosi di rilevazione di presenze. Così il giovane rabbi di Tishevitz sa che il pensiero di vanagloria che s'intrufola in lui mentre studia in lingua sacra è opera al nero, interferenza esterna di sobillatore al quale chiedere subito: "Chi sei ?"…”
Nel suo racconto–monologo Singer dà voce a una creatura proveniente dal mondo degli abissi, a un demone, uno shed in yiddish, un demone appartenente alla specie di demoni che hanno riconosciuto la Torà, la Bibbia, ebreo e molto umano. Si tratta di un demone cantastorie che, per sopravvivere, gioca con le lettere dell’alfabeto ebraico. Racconta così il suo passato, la distruzione del mondo ebraico, che comprende anche il mondo demoniaco, e il suo presente. Il presente d’un sopravvissuto. Il demone è un alter-ego di Singer stesso, perché che cosa fa uno scrittore yiddish, se non giocare con le lettere ebraiche? E, come il suo demone, Singer descrive e lamenta un mondo che aveva conosciuto di persona.
Musica e canzoni sono protagoniste insieme a Olek Mincer , artista polacco che vive dal 1984 in Italia, formatosi a Varsavia (dove per dieci anni è stato membro del Teatro Statale Ebraico) e poi a Roma alla scuola Fersen. Accompagnano la voce di Mincer il sapiente violino di Massimo Coen e il clarinetto di Gabriele Coen, rispettivamente fondatori de “ I Solisti di Roma” e dei ”Klezroym”.

Paesaggi sonori ed elaborazioni elettroniche di Claudio Mapelli.
Musica klezmer, brani tradizionali liturgici, canti mistici chassidici, musiche da matrimonio e musica popolare polacca convivono con i suoni elettronici e si intrecciano al testo, in un insieme allo stesso tempo evocativo e intensamente rivolto al presente.

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Nel foyer della Casa delle Culture- Metateatro saranno esposti quadri e sagome di Lillo Bartoloni, che firma anche la scenografia dello spettacolo.
L’artista romano ha incontrato il mondo yiddish evocato nei romanzi e racconti di Singer nel 1996 . Le tristezze e le paure di un periodo che non aveva conosciuto, le vie misteriose di città, sparite o distrutte dalla guerra, gli hanno ispirato volti, muri, paesaggi e lo hanno portato a dipingere solo quella particolarissima realtà, tanto da dichiarare: “… In questi anni di poco respiro e di gusto sempre più uniforme, il nascondermi nel mio studio con i libri di Singer e da loro ricevere linfa per me vitale, è un bel sogno lungo sette anni”.

Ufficio stampa: Giovanna Mazzarella - 06 5818246 - 348 380520

Redazione 7Giorni.com
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